Anime sante, anima sante, jeu su ssula e ui siti tante. Sciati an pieti a redentoree pracati a meu favore.Iti ffare sta santa sciurnata cu mm’essa cunsulata.

James Ferraro - Far Side Virtual 

Facevo la guardia alla casa di J. era autunno inoltrato, pioveva molto, molto vento, forse il principio di un uragano. Lui era con suo fratello, due amici e una ragazza. Naturalmente mi sono chiesta se potessero piacersi, ma mi ricordo di aver notato che fosse truccata pesantemente. Se ne andavano, lasciava a me la casa. Partiti ho guardato l’uragano abbattersi sui pini marittimi del giardino e sulla piscina, entrata in casa qualcosa nel buio mi saltava addosso: un uomo vestito da suora con in testa la mia gonna rossa e nera in pie de poule mi stringeva il collo con tutte e due le mani, poi col coltello che aveva sulla sinistra mi feriva recidendomi con un colpo netto il seno sinistro.
Mi sono svegliata alle 4.23.

(Fonte: ForGIFs.com)

Reblogged from scriptabanane with 5.841 note

Sogno 10#

Guardavo J. prendere una pasticca azzurrina, che assomigliava ad una polo, col buco ma era dell’ecstasy e lo guardavo cambiare, mi sedevo e lo guardavo. Aveva la pelle delle guance senza gravitá, gli occhi completamente neri, la testa fissa e immobile che guardava un punto. Poi eravamo ad una lezione di teatro NO, un’insegnante ci spiegava le dinamiche visive della disciplina, J. andava a dormire, viveva con alcuni amici e con tre ragazze giapponesi, dentro pigiami azzurri e rosa con orsetti. Io ero con R. e lo supplicavo di andarsene.

Reblogged from paraisodepeliculas with 9 note

Lo spazio di Schengen

Lo spazio di Schengen

Non opprimere i figli con l’idea della scuola

Al rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un’importanza che è del tutto infondata. E anche questo non è se non rispetto per la piccola virtù del successo. Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio. Se vanno male a scuola, o semplicemente non così bene come noi pretendiamo, subito innalziamo fra loro e noi la bandiera del malcontento costante; prendiamo con loro il tono di voce imbronciato e piagnucoloso di chi lamenta un’offesa. Allora i nostri figli, tediati, s’allontanano da noi. Oppure li assecondiamo nelle loro proteste contro i maestri che non li hanno capiti, ci atteggiamo, insieme con loro, a vittime d’una ingiustizia.

E ogni giorno gli correggiamo i compiti, anzi ci sediamo accanto a loro quando fanno i compiti, studiamo con loro le lezioni. In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio. E se là subisce ingiustizie o viene incompreso, è necessario lasciargli intendere che non c’è nulla di strano, perché nella vita dobbiamo aspettarci d’esser continuamente incompresi e misconosciuti, e di essere vittime d’ingiustizia: e la sola cosa che importa è non commettere ingiustizia noi stessi. I successi o insuccessi dei nostri figli, noi li dividiamo con loro perché gli vogliamo bene, ma allo stesso modo e in egual misura come essi dividono, a mano a mano che diventano grandi, i nostri successi o insuccessi, le nostre contentezze o preoccupazioni.

È falso che essi abbiano il dovere, di fronte a noi, d’esser bravi a scuola e di dare allo studio il meglio del loro ingegno. Il loro dovere di fronte a noi è puramente quello, visto che li abbiamo avviati agli studi, di andare avanti. Se il meglio del loro ingegno vogliono spenderlo non nella scuola, ma in altra cosa che li appassioni, raccolta di coleotteri o studio della lingua turca, sono fatti loro e non abbiamo nessun diritto di rimproverarli, di mostrarci offesi nell’orgoglio, frustrati d’una soddisfazione. Se il meglio del loro ingegno non hanno l’aria di volerlo spendere per ora in nulla, e passano le giornate al tavolino masticando una penna, neppure in tal caso abbiamo il diritto di sgridarli molto: chissà, forse quello che a noi sembra ozio è in realtà fantasticheria e riflessione, che, domani, daranno frutti. Se il meglio delle loro energie e del loro ingegno sembra che lo sprechino, buttati in fondo a un divano a leggere romanzi stupidi, o scatenati in un prato a giocare a football, ancora una volta non possiamo sapere se veramente si tratti di spreco dell’energia e dell’impegno, o se anche questo, domani, in qualche forma che ora ignoriamo, darà frutti.

Perché infinite sono le possibilità dello spirito. Ma non dobbiamo lasciarci prendere, noi, i genitori, dal panico dell’insuccesso. I nostri rimproveri debbono essere come raffiche di vento o di temporale: violenti, ma subito dimenticati; nulla che possa oscurare la natura dei nostri rapporti coi nostri figli, intorbidarne la limpidità e la pace. I nostri figli, noi siamo là per consolarli, se un insuccesso li ha addolorati; siamo là per fargli coraggio, se un insuccesso li ha mortificati.

Siamo anche là per fargli abbassare la cresta, se un successo li ha insuperbiti. Siamo per ridurre la scuola nei suoi umili ed angusti confini; nulla che possa ipotecare il futuro; una semplice offerta di strumenti, fra i quali forse è possibile sceglierne uno di cui giovarsi domani.Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d’attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos’è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita?

(Natalia Ginzburg, Le piccole virtù, pubblicato originariamente su “Nuovi Argomenti” nel 1960)

Joni Mitchell - A Case of You

Nulla in Mundo Pax Sincera RV630

 

Antonio Lucio Vivaldi 1730

Sono molto stanca stasera, mi aggiro per casa coi vestiti da treno, me li levo e li lascio in giro. Cucino una focaccia imparata con un tutorial, mando avanti le parti ovvie, poi la inforno e dopo un po’ la mangio. Mi infilo a letto con una canottiera molto bianca pescata in un mucchio a terra, è piacevole la mattina poggiare i primi passi della giornata su un mucchio di abiti.